La corruzione la paghiamo con le nostre tasse

Lo scandalo Mose ha inizio da due verifiche della Guardia di Finanza.

All’art.10 del dl 66 (quello degli 80 euro), il Governo Renzi, al fine di conseguire risparmi di spesa sugli acquisti di beni e servizi da parte degli Enti locali, indica nell’Autorita’ di Vigilanza dei Contratti Pubblici (AVCP) l’organo preposto ai controlli.

Si dispone, nel provvedimento, che tale Autorità “può avvalersi di Guardia di finanza, Ragioneria dello Stato e Corte dei Conti”.

Se il Governo non avesse respinto l’emendamento del M5S che obbligava l’ AVCP di avvalersi della Guardia di finanza, Ragioneria dello Stato e Corte  dei Conti, ora avremmo uno strumento efficace di lotta alla corruzione e una migliore reputazione internazionale che, secondo il Censis, è condizione essenziale per il recupero di quel 58% di investimenti esteri persi dal 2007 al 2013. Avremmo, inoltre, più occupazione e, soprattutto, MENO TASSE.

Perché, quanto non dobbiamo mai dimenticare, la corruzione la paghiamo con: IRPEF, IVA, TASI, TARI, ADDIZIONALI, ACCISE ED IRAP.

Barbara Lezzi
Portavoce M5S Senato

 

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