La Peste de nuovo Millennio

 

Nel 1300 in Europa arrivò la peste nera. Fu portata da delle navi genovesi dalla Crimea alla Sicilia e da lì dilagò in tutta Europa. Morì tra un terzo e la metà della popolazione europea e l’economia fu completamente distrutta. Vasti territori coltivati furono abbandonati, i raccolti rovinati e alcune grandi città spopolate. Topi e pulci furono i portatori dell’epidemia. I rimedi messi in campo furono solo dei palliativi, un po’ come gli 80 euro di Renzie (da lui definiti con spregio e sarcasmo “l’antipasto“): preghiera, penitenza, quarantena dei malati, sfollamento delle persone sane e ricerca di capri espiatori. Quando è arrivata la nuova peste in Europa? E’ epidemica come quella medioevale, spietata nel distruggere le economie nazionali più deboli, indifferente alla democrazia e allo Stato sociale. E’ giunta tra noi, silenziosa, tra la fine dello scorso secolo e l’attuale. La sua esplosione è avvenuta con la caduta del muro di Berlino e l’avvento del Supercapitalismo e della finanza. Da quel momento il morbo non ha più avuto freni. In Italia il ceppo iniziale della Peste nera ha avuto una sua mutazione, la cosiddetta Peste rossa. Una peste più subdola, insidiosa, che si è qualificata come cura invece che malattia. Un farmaco miracoloso venduto da imbonitori del “lavoro, lavoro, lavoro“,ricatto che verrebbe eliminato con il reddito di cittadinanza, e del politicamente corretto. I suoi effetti sono stati il deserto della produzione, la morte dell’innovazione, il cemento come idea di futuro e il massacro dell’ambiente. Dove è passata la Peste rossa, che si indigna se viene chiamata così, in particolare i vecchi compagni che hanno bisogno di una fede, di “Credere, Obbedire e Combattere“, e più ancora di loro i nuovi affaristi rossi venduti alle multinazionali, lupi travestiti da agnelli post comunisti, figli di massoni e non di operai. La Peste rossa ha ormai i suoi luoghi dove si possono ammirare nuove Hiroshima nostrane. Dal MPS di Siena, alla Lucchini di Piombino, alla Sorgenia di Vado, all’Olivetti di Ivrea, alla Telecom (ex) Italia, alle nuove schiavitù di Prato, all’ILVA di Taranto alla Tav in Val di Susa. Un elenco interminabile dove il minimo comun denominatore è la crescita spacciata per progresso. Gli untori sono immancabilmente il PD (spesso alleato con Forza Italia o con quello che ne resta) e le cooperative rosse, quest’ultime instancabili cementificatrici del territorio con i soldi pubblici, dalla Val di Susa all’Expo di Milano. Gli untori della Peste rossa sono permalosi, chi li accusa è sempre in odore di fascismo, nazista, contro l’informazione, antidemocratico e non si accorgono che così si qualificano per quello che invece sono loro: fascisti, anzi “fascistelli” che fa più figo, per dirla alla De Benedetti. Durante il tour elettorale “Vinciamonoi” mi recherò in raccoglimento in questi luoghi martoriati, sono stato per ora a Piombino e a Siena. Attenti agli untori e in alto i cuori!

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