Il Digital Divide in Italia, una questione di cultura oltre che di infrastruttura

Eurostat: gli italiani hanno scarse competenze informatiche, ad eccezione di un ristrettissimo gruppo di programmatori qualitativamente elevati.

Nel nostro Paese oggi ci sono due principali fattori frenano la fruizione delle tecnologie dell’informazione: un gap infrastrutturale, che interessa il 9% delle famiglie italiane, e una barriera socio-demografica, che interessa il 30% della popolazione ed è legata allo scarso livello di scolarizzazione e dalla ridotta sensibilità sul tema.

L’Eurostat ha voluto rilasciare i dati sulle capacità informatiche individuali e sul numero di diplomati e laureati in materie informatiche. L’immagine che ne esce dell’Italia è preoccupante, con la dimostrazione di un’ignoranza tecnologica che, si spera, venga colmata al più presto. In queste ore sono rimbalzati i dati relativi alle conclusioni del centro di statistica, ed il significato che ne trapela è qualcosa a cui i responsabili dell’Agenda Digitale italiana dovranno guardare con estrema attenzione.

Per quanto riguarda il caso italiano, si comincia con il numero delle persone in grado di utilizzare quotidianamente un computer. Nella fascia dai 16 ai 74 anni, poco più del 60% dei cittadini è in grado di sfruttare un computer per operazioni base, un dato superiore solamente a Grecia, Bulgaria e Romania, battuto invece da tutti gli altri stati membri. Addirittura peggiore è il risultato se la fascia viene ridotta ai 16-24 anni, dove si pensa alberghino gran parte dei cosiddetti “nativi digitali“: la percentuale sale sì al 90%, ma si perdono posizioni in classifica perché lo Stivale è superato agilmente dalla Grecia.

Non va assolutamente meglio qualora si decida di indagare le competenze italiane su operazioni di semplicissima risoluzione davanti a schermo, tastiera e mouse. Poco più del 50% dei cittadini riesce a spostare correttamente un file da una cartella all’altra, solo il 30% riesce a inserire una formula in un foglio elettronico e poco più del 20% è in grado di realizzare una presentazione multimediale. Si recupera campo in fatto di programmazione, dove il 5% degli individui che ha programmato almeno una volta nella propria vita riesce a battere un nugolo consistente di nazioni posizionandosi a metà classifica, superando ad esempio i ben tecnologici tedeschi. Recupero nettissimo, infine, per chi programma con costanza, anche per ragioni lavorative: con un 15% di esperti, l’Italia si guadagna le prime posizioni stracciando anche i concorrenti storici come Inghilterra, Germania, Francia.

Insomma, nel complesso l’Italia arranca, e non colma il divario con le prime della classe: Corea del Sud, Danimarca, Svezia, Islanda e Regno Unito. In grande crescita, sono invece Brasile, Ciina, Russia (tre dei BRIC), e Repubbliche Baltiche (Lituania, Lettonia ed Estonia)

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