Passaparola- La ripresa che non c’è

Dal Blog di Beppe Grillo.

Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa, se non pago, non ho debiti pendenti.In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, quindi i mancati pagamenti ai fornitori ha assunto dimensioni enormi.Alfonso Scarano

Il Passaparola di Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente e Presidente di AssoTAG

Sono Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente, saluto tutti gli amici del blog di Beppe Grillo. Negli ultimi giorni stiamo sentendo spesso che la crisi economica sta passando. Assisto con un certo stupore a questa rincorsa a affermazioni ottimistiche. Un ultimo report dell’Associazione degli analisi finanziari, la Aiaf, titola “È arrivata la ripresa!!!”, con tre punti esclamativi , io sarei un pochino più cauto, anche perché i numeri dell’economia sono ancora pessimi e non danno tutta quella univocità alla ripresa.
Se questa ripresa fosse tutta vincolata a un mantenimento di un governo sarebbe una ripresa piuttosto debole, una ripresa che non ha motivi interni economici, comunque troppo protetta da un governo che in realtà ha rimandato troppo le troppe cose delicate da fare.
In particolare i conti pubblici sono peggiorati e la ripresa non si nota granché. Per esempio dal punto di vista fiscale la raccolta delle imposte dirette è aumentata, ma delle imposte indirette è diminuita e questo a causa della crisi economica.
D’altro canto stupisce a volte vedere un report tecnico che ha un titolo così categorico: “è arrivata la ripresa” con tre punti esclamativi e non affronta il tema del lavoro che ancora soffre moltissimo e probabilmente soffrirà anche di più nella ripresa del prossimo settembre.
Questo report dell’Aiaf è basato su un indicatore PMI fatto da una azienda privata, la Markit, la stessa azienda che raccoglie i dati dei CDS , e che costruisce questo indicatore con delle interviste.
Non sappiamo esattamente o non viene ben chiarito il dettaglio analitico del contenuto tecnico di queste interviste e soprattutto i criteri di verifica di queste interviste, per cui questo report è tutto da vedere!

La follia contabile degli enti territoriali 
Il derivato finanziario è un contratto costruito tipicamente su un debito, nel caso dei contratti derivati sugli enti territoriali, cioè sui comuni, le regioni, le province, ma anche sul caso del MEF(Ministero dell’Economia e delle Finanze), vuole dire che su un debito con un interesse variabile il contratto trasforma questo interesse variabile in fisso e quindi nella trasformazione si rimodulano i flussi finanziari. In questo meccanismo di matematica finanziaria però si possono creare delle forbici, delle differenze di valore, e quindi il contratto derivato può creare avanzi o disavanzi. Questi sono i derivati sul tasso di interesse, poi ci sono i derivati sulle valute e su altri cosiddetti sottostanti.
Il MEF ha in pancia, pare 160 miliardi di sottostante, cioè di debito su cui sono stati fatti questi derivati e un annetto fa, sono stati rimodulati 40 miliardi di sottostante circa.
Questi 40 miliardi, a seconda delle notizie e le informazioni di stampa, avrebbero creato un disavanzo di 8 miliardi.
Tutto questo però non riusciamo a vederlo, calcolarlo, ma lo apprendiamo semplicemente dalle dichiarazioni estemporanee e dalle documentazioni insufficienti. Come associazione dei consulenti tecnici delle procure dei tribunaliabbiamo scritto a Napolitano una lettera aperta chiedendo la possibilità di poter guardare dentro a questi contratti per fare trasparenza.
Teniamo molto, come tecnici in associazione a spingere la trasparenza come criterio di giusta democrazia, i cittadini dovrebbero bene conoscere se il loro comune, la loro regione, provincia, ha in pancia dei derivati finanziari o costruzioni finanziarie, che potrebbero creare rischi o disavanzi a cui poi dovranno mettere riparo potenzialmente disservizi o tagli addirittura di servizi.
Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, ovvero se io acquisto una cosa e non la pago questo non dà luogo istantaneamente a un debito, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa.
In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, si è creato quel fenomeno grave dei mancati pagamenti ai fornitori, che ha assunto dimensioni enormi e è un po’ imbarazzante che poi si possa arrivare,a cercare di alleviare queste situazioni con pagamenti enormemente ritardati a fornitori che hanno da anni già fornito i loro servizi o materiali.
Quindi c’è un grosso problema ancora di trasparenza dei bilanci, che correttamente si chiamano rendicontazioni per cassa.

Lo spread e la speculizione finanziaria
Letta parla di rendere più facili gli investimenti esteri, soprattutto nell’acquisto di marchi italiani, questo fatto potrebbe essere positivo, ma se non declinato in una maniera opportuna potrà diventare devastante! C’ è poca critica sugli investimenti stranieri nei marchi italiani che dovrebbero essere condotti per l’ utilità del Paese, sennò uno viene a fare shopping in un momento di crisi, trovando prezzi di liquidazione! Quindi non vedo un contrasto nel merito tecnico utile da questo punto di vista.
E questo verrà ineluttabilmente con settembre e ottobre. Si vedrà tutta una campagna di comunicazione, “Oh che bello vengono a investire in Italia!”, per poi accorgersi che la multinazionale cinese o americana, che ha comprato un marchio inizia a spostare un po’ di produzione da una parte e dall’altra.
D’altro canto la questione di spingere l’economia dal punto di vista dello Stato, un leit motive keynesiano, cioè lo Stato deve favorire i fenomeni di anticiclicità dell’economia, non può essere fatto se non con investimenti, se non con esborso dello Stato.
E quindi il vincolo di pareggio di bilancio, in costituzione, è una nefandezza! Ed è stato inserito opportunamente, in passato, si renderà un vincolo sciocco dal punto di vista tecnico, non accettabile da un punto di vista etico, anche perché in costituzione c’è già un altro articolo che dice che le spese dello Stato devono essere coperte! E quindi non si capisce perché se devono essere coperte in un articolo della costituzione in un altro articolo ti impone il vincolo di bilancio!
Tanto è vero che il vincolo di bilancio non te lo pongono ferreo, ma te lo pongono semiferreo, nel senso che in un momento di congiuntura si può andare anche in passivo.
Per esempio poi c’è tutta la questione dello spread. Lo spread è collegato matematicamente a uno strumento di speculazione finanziaria che è il Credit default swap, i mercati del credit default swap sono pericolosi perché non trasparenti e soggetti a una sorta di oligopolismo, cioè pochi soggetti multinazionali finanziari fanno la gran massa degli scambi.
A raccogliere i dati sono le società private collegate a questi oligopolisti.
Quindi si potrebbe creare quella situazione dei Signori dello spread, cioè che con strumenti finanziari e con pochi capitali possono manovrare la percezione del rischio, che è la misura del CDS, il CDS è una assicurazione nel caso di default del titolo.
Il Credit Default Swap si acquista come se fosse una assicurazione auto o assicurazione furto e incendio della casa, ma poi devi entrare nel merito di queste questioni e scoprire che se non hai il titolo, cioè il bund o il PTP, il Credit Default Swap lo puoi compravendere lo stesso, si chiamano Credit Default Swap nudi.
Si può quindi fare una enorme speculazione senza intercettazioni, infatti la Comunità Europea ha recentemente aperto un’inchiesta sull’oligopolio dei Credit Default Swap.
Tutte questioni che se non si affrontano vengono delegate a tecnici che tendenzialmente hanno dei conflitti di interesse, tipicamente bancari, e che rimangono nascosti al cittadino! Bisogna fare chiarezza, sennò il cittadino fa la fine del romano che guarda l’Aruspice squartare le vittime e tirare fuori le budella e dire:- “Secondo me il raccolto va bene”.
-“Ma come fai?”- “Ah, ho squartato io le budella!” Questo è l’arte dell’aruspicinio.
La cosa curiosa è non si entra in troppe questioni economiche e finanziarie e non si definisce né sì specifica il perché di certi fenomeni.

Alfabetizzazione finanziaria dal basso
Io sono il Presidente di Assotag, che è la associazione dei consulenti delle procure e dei tribunali italiani, in materia economica e finanziaria. Come Assotag abbiamo lanciato da qualche mese una iniziativa sulla trasparenza dei derivati finanziari, per cui qualunque cittadino o organizzazione può chiederci aiuto gratuitamente per analizzare e valutare dei derivati che il loro comune, regione o provincia abbiano stipulato. Anche gli stessi comuni, regioni e province si sono interessati a questa iniziativa per avere un conteggio indipendente di che cosa hanno in pancia. Uno dei primi che ci ha chiesto questi interventi è stato un Meetup di Roma, questo indica che c’è sensibilità nelle organizzazioni più attive e più recenti, di comprendere. Non più tardi di una settimana fa una responsabile di una biblioteca di un paese lombardo mi ha chiesto di partecipare a una serie di seminari per insegnare le parole dell’economia.
Questo è necessario, è un appello, un passa parola da fare a tutti i cittadini, di interessarsi e comprendere le parole dell’economia, perché è una nuova alfabetizzazione necessaria per la democrazia.
Questa iniziativa la abbiamo fatta in collaborazione con Federconsumatori, che mette a disposizione la collaborazione dei propri Avvocati per fare una cosiddetta procedura di accesso agli atti, un cittadino ha diritto di accedere ai documenti pubblici, il contratto di un derivato è considerabile un contratto stipulato, un contratto pubblico e quindi un cittadino ha tutto il dritto di comprendere se il proprio comune ha derivati e nel caso li abbia, poterli valutare.
Ci deve essere una alfabetizzazione finanziaria dal basso, cioè come il cafone non sapeva né leggere né scrivere e veniva intrappolato in una cosa che gli pioveva dal cielo. Adesso chi non conosce cos’è esattamente una banca o come funzionano gli strumenti finanziari, è meno cittadino! Assolutamente meno cittadino!
Non può solo delegare, non può! L’aggancio stretto dev’essere soprattutto il collegamento tra il cittadino e il suo comune di appartenenza, perché i comuni saranno i soggetti più coinvolti e più impattati dalla crisi, lo sono già. Non più tardi dell’altro giorno incontravo il vicesindaco del mio comune, zona come dire ricca, prosperosa, che stava accompagnando delle persone, non capienti per presentarle alla Caritas.
Si possono risolvere i problemi di alcune famiglie dissestate, ma quando questi numeri diventeranno insostenibili la carica di sindaco sarà inappetibile! Visto le problematiche insostenibili e incapienti dal punto di vista economico, finanziario.
Ho difficoltà a rendere elementare questi temi economi, però ci dovrebbe anche essere la voglia, come dire, contraria di apprendere.
In questo momento storico non vale la delega!
Uno deve capire da solo con la propria ragione, questo è un messaggio che lancerei effettivamente con passa parola, capire! Capire!
Questo è valido assolutamente nella dialettica delle fonti.
L’inaccettabilità dal punto di vista tecnico è quando l’autorità non ti dà documenti, come è stato per esempio nel caso Bloomberg per i derivati della Grecia. Bloomberg aveva scoperto che c’erano dei documenti in possesso alla BCE e allora ne ha chiesto la evidenza; la BCE non glieli ha dati ed è dovuto ricorrere al tribunale. Il tribunale gli ha dato torto, perché quei documenti avrebbero minato la stabilità, però poi contraddicendosi dicendo che erano vecchi documenti . La trasparenza sta proprio nel poter attingere alle fonti e poterle elaborare in modo tecnico.

Invito tutti a interessarsi delle questioni e delle parole dell’economia e della finanza e di approfondire, sono temi delicati e non possono essere delegabili e se ritenete partecipate all’iniziativa della trasparenza sui derivati finanziari negli enti territoriali, lanciata da Assotag e da Federconsumatori.
Passate parola.

 

 

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