Carcere, o meglio, Casa Mandamentale di Senorbì

Fonti:
-http://www.associazioneantigone.it/Index3.htm
-http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/03/22/news/un-carcere-per-le-detenute-mamme-1.6748683

Antigone in carcere – Sardegna

Casa Mandamentale di Senorbì (Cagliari)

Maschile
Indirizzo: Via Roma
Telefono: 070 9808712
Dislocazione: centro paese
Tribunale e Ufficio di Sorveglianza: Cagliari
CSSA di riferimento: Cagliari

NODI IDENTIFICATIVI E PROBLEMATICI
La Casa Mandamentale ospita detenuti semiliberi, che escono alle 6 del mattino e rientrano la sera, alle 21.15. La struttura è controllata da personale dipendente dal Dap (agenti e custodi).

STRUTTURA
La struttura è relativamente recente (1982) ma in condizioni appena decenti. 7 celle, 5 di dimensioni medie (1 da 4 persone, 2 da 3 persone) e 2 piccole. I servizi igienici, con WC, lavabo con acqua fredda, sono separati dalla cella. In una delle celle piccole, libera al momento della visita, lavabo e WC nello stesso spazio del letto. C’è un cortile-passeggio che non viene usato.

DETENUTI
I detenuti, tutti in semilibertà, sono 15, di nazionalità italiana.

STAFF
Direttore: Gianfranco Pala (direttore anche della CC di Cagliari-Buoncammino).
Il personale è costituito da 3 agenti di polizia penitenziaria e da 3 custodi; gli agenti sono distaccati da Cagliari e da Iglesias, con turni di 1 mese.

CONDIZIONI MATERIALI
Le celle e le docce sono sporche e in disordine, in particolare letti e materassi dei detenuti.
La pulizia è effettuata da una ditta specializzata 2 volte la settimana.
La struttura è fredda, costruita in cemento con i soffitti molto alti, difficile da riscaldare.
I controlli notturni non sono effettuati con luce attenuata.

EVENTI CRITICI
Nessuna evasione; qualche ritardo nei rientri dei detenuti.

SANITÀ
C’è l’infermeria, che viene usata solo se un detenuto si sente male durante la notte. Per le emergenze viene chiamata la Guardia Medica di Senorbì.

LAVORO
I detenuti lavorano all’esterno, sia come dipendenti di ditte private che con ditte proprie

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SASSARI.

Chiudono due carceri – Iglesias e Macomer – ne apriranno quattro (in luogo di altrettanti istituti cittadini), ma forse la notizia migliore è che la Sardegna avrà un micro-carcere dedicato alle detenute con figli. Cioè alle mamme costrette a far crescere bimbi sotto i tre anni – età oltre la quale devono essere affidati ai parenti – dietro le sbarre, negli istituti vecchi e fatiscenti come Buoncammino a Cagliari o San Sebastiano a Sassari. Entro il 2014 saranno ospitate invece in una struttura dedicata a loro, realizzata a Senorbì, nell’attuale casa mandamentale.
Il progetto non è ancora ufficiale, tanto da non essere comunicato durante la conferenza stampa tenuta a Roma ieri dal direttore dell’amministrazione penitenziaria, il magistrato Giovanni Tamburino, che ha invece delineato la mappa dei circuiti penitenziari. Si tratta della suddivisione delle carceri in base al tipo di detenuto che ospitano, o meglio al livello di pericolosità loro attribuito. In questa mappa, la Sardegna occupa un ruolo strategico e un po’ sperimentale, visto che ad Alghero si tenterà la strada della regime attenuato, come a Milano Bollate. Quando le ultime due delle quattro carceri previste dal piano di edilizia penitenziaria saranno consegnate – Bancali e Uta – il Dap potrà ristrutturare le 6 celle della mini-prigione di Senorbì, per realizzare un centro che oggi esiste solo a Milano. Si chiamerà Icam, istituto a custodia attenuata per detenute madri. Lo hanno annunciato il provveditore regionale del Dap, Gianfranco Degesu, e il direttore dell’ufficio detenuti e trattamento, Giampaolo Cassitta. L’apertura è rinviata a quando i reclusi di Senorbì saranno trasferiti a Uta, la cui apertura è prevista per la fine del 2013. A Senorbì, in una villa con giardino sarà allestito anche un asilo nido di tutto rispetto, in luogo della stanza spoglia che fa da biblioteca e da sala giochi ai bimbi nella sezione femminile di San Sebastiano. In media, nell’istituto sassarese sono detenute da due a quattro madri con bambini, reclusi già ai primissimi anni di vita.
Secondo i circuiti penitenziari delineati dal Dap, in Sardegna saranno chiusi due istituti piccoli e funzionanti come Iglesias (che accoglie solo sex offender) e Macomer (casa circondariale), in nome della razionalizzazione. Una decisione già nota, ma smentita e poi confermata ieri. Contrario il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Claudia Lombardo, che annuncia: «Ci mobiliteremo per difendere le carceri di Iglesias e Macomer. Va bene la razionale ricerca di risparmiare risorse pubbliche, ma non si può chiudere un carcere come quello di Iglesias, che rappresenta una risorsa del territorio, perché è funzionale per gli agenti e può vantare un’ottima gestione dei detenuti, soprattutto in un momento di emergenza per le carceri italiane, in cui è indispensabile migliorare la qualità di vita dei reclusi e le condizioni di lavoro del personale penitenziario». Ma la decisione è ormai assunta. Come la destinazione delle altre strutture. Sassari-Bancali e Cagliari-Uta ospiteranno una sezione di 41bis e una di media sicurezza, oltre al femminile e ai semiliberi; Tempio-Nuchis e Oristano-Massama l’alta sicurezza (reati da criminalità organizzata); e ad Alghero sarà sperimentato una sorta di carcere aperto, con detenuti che possano circolare, dopo una attenta selezione in base alle loro pericolosità “penitenziaria”.

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