Cappellacci vuole stravolgere il Piano Paesaggistico Regionale

Pubblichiamo qui di seguito il testo della risoluzione parlamentare depositata ieri dai parlamentari sardi del M5S per costringere il Governo nazionale a bloccare i tentativi della Giunta Cappellacci di stravolgere il Piano Paesaggistico Regionale. La risoluzione sarà messa al voto i prossimi giorni e vedremo se i partiti del Governo Letta avranno la spudoratezza di coprire il blitz estivo di Cappellacci e Co.

Risoluzione in Commissione

Presentata da Emanuela Corda

Le Commissioni VII e VIII,

premesso che:

in data primo marzo 2013, è stato sottoscritto il Disciplinare tecnico di attuazione del protocollo d’intesa fra il Ministero per i beni e le attività culturali e la regione Sardegna;

il succitato Disciplinare tecnico, che regolerà le modalità operative, i cronoprogrammi e i contenuti tecnici per lo svolgimento delle attività di verifica e adeguamento del Piano Paesaggistico Regionale per gli ambiti costieri, segna l’avvio del percorso che vedrà impegnata la Regione nell’elaborazione del PPR anche per le zone interne;

la parte terza del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, denominato Codice dei beni culturali e del paesaggio, in particolare in riferimento alle norme di cui agli articoli 135, 143 e 156, detta prescrizioni precise, riguardo le quali, i giudici amministrativi e della Corte Costituzionale si sono pronunciati numerose volte;

sono numerosi gli interventi normativi della Regione Sardegna impugnati dal Governo davanti alla Corte costituzionale – quali ad esempio la legge regionale n. 4 del 23 ottobre 2009 «Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo» (Piano casa), seguita da ben 3 modifiche e relative proroghe, la legge regionale n. 19, del 21 settembre 2011, «Provvidenze per lo sviluppo del turismo golfistico» e la legge regionale n. 20 del 12 ottobre 2012, «Norme di interpretazione autentica in materia di beni paesaggistici» – che, in questi ultimi anni, hanno derogato, aggirato, se non addirittura violato, il Piano paesaggistico regionale, tuttora vigente e naturalmente sovraordinato;

considerato che:

il 30 luglio u.s., il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la proposta di legge n. 357, «Norme urgenti in materia di usi civici e in materia di beni paesaggistici», ennesima legge palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1, lettera s, della costituzione), visto che le aree a uso civico sono tutelate ex lege con il vincolo paesaggistico, ai sensi dell’art. 142, comma 1, lett. h. del decreto legislativo n. 42/2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, richiamato anche dall’art. 8, comma 2 lett. b) delle NTA del Ppr. Secondo quanto previsto dagli artt. 135 e 143 dello stesso codice, inoltre, la disciplina di tali beni è affidata al piano paesaggistico e ogni modifica deve essere disposta attraverso l’attività di copianificazione tra gli organi del Mibac e la Regione;

la succitata legge, invece, rimette ai Comuni, tramite delega conferita dalla sola Giunta regionale, il potere di “documentare il reale sussistere dell’uso civico, […] proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente”. Si precisa che “costituiscono oggetto di sclassificazione del regime demaniale civico in sede di ricognizione generale e straordinaria anche i casi in cui i terreni sottoposti ad uso civico abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”. Non solo, “i comuni, previa intesa fra le parti interessate, possono attuare nell’ambito della ricognizione generale degli usi civici, processi di transazione giurisdizionale a chiusura di liti o cause legali in essere”, art. 1, comma 3, Proposta di Legge n. 357:-

impegnano il Governo:

a vigilare sulla procedura di revisione del PPR Sardegna, e valutare l’opportunità di promuovere un tavolo di concertazione con il Mibac ed il Ministero dell’Ambiente con il fine di :

– impedire che siano violate le prescrizioni di cui agli artt. 133, 143, 144 e 156 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che impongono l’effettiva partecipazione del Ministero e il reale coinvolgimento delle associazioni ambientaliste nel procedimento;

– impedire che la revisione comporti l’introduzione di norme contrastanti con la Costituzione, con le leggi dello Stato e con le pronunce giurisprudenziali;

– impedire che dietro il pretesto di sostenere settori come l’edilizia e il turismo (o ancora più ristretti, come il golf) siano giustificate deroghe sostanziali alle esigenze di salvaguardia dell’integrità paesaggistica e delle risorse naturali (in particolare suolo, diversità biologica e acqua) già gravemente depauperate da decenni di politiche e prassi dissennate;

– impedire che i beni paesaggistici finora individuati e pertanto sottoposti a tutela siano derubricati come mere “componenti del paesaggio”, la qual cosa li renderebbe di fatto privi di adeguata tutela;

– garantire in particolare che siano scrupolosamente osservati gli obblighi di congrua indicazione della finalità d’uso relativa ad ogni singolo bene paesaggistico finora individuato, oltre che di quelli che fossero eventualmente riconosciuti in aggiunta ai precedenti;

– garantire l’applicazione dell’art. 145, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio secondo il quale “le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143 e 156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici”, assicurandosi che le disposizioni di cui all’art. 13 del c.d. Piano casa, come già chiarito dal giudice amministrativo, non siano applicate, perché in questo modo si creerebbe un conflitto tra la normativa regionale e quella statale (che riserva al piano paesaggistico la disciplina delle aree protette). (La stessa formulazione letterale dell’art. 13 – che detta «Principi e direttive», affidando ai piani paesaggistici l’indicazione delle «opere eseguibili sino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali» – conferma che le norme regionali, per essere efficaci, devono essere recepite dal piano paesaggistico regionale);

– impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali della Sardegna approvate in violazione alle norme statali di tutela aventi rango di riforma economico sociale;

– esigere che la revisione del PPR, quale strumento naturalmente preordinato, introduca adeguati meccanismi normativi che rendano impossibile, d’ora in avanti, la sospensione, la deroga o l’aggiramento delle sue disposizioni attraverso altri interventi normativi che, disciplinando i più disparati settori, abbiano comunque riflessi sulla gestione del territorio in generale e sui beni paesaggistici in particolare.

Emanuela Corda

Nicola Bianchi, Paola Pinna, Andrea Vallascas e altri.

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