La Democrazia Partecipativa in Europa spiegata in 5 punti

Schermata 2013-04-04 a 14.59.481. La democrazia partecipativa nel «Trattato sull’Unione europea»

La democrazia partecipativa è ormai parte integrante del modello europeo di società. Il Trattato di Lisbona sancisce la complementarità tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa riprendendole rispettivamente agli articoli 10 e 11. Inoltre, l’articolo 10, paragrafo 3, del Trattato conferisce ai cittadini «il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione», e, precisando che «le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini», rinvia alla necessità di applicare il principio di sussidiarietà. La partecipazione diviene quindi un diritto dei cittadini e la sussidiarietà un elemento portante della democrazia partecipativa.
Articolo 11
1. Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione.
2. Le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile.
3. Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione, la Commissione europea procede ad ampie delle parti interessate.
4. Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei Trattati.
Le procedure e le condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini sono stabilite conformemente all’articolo 24, primo comma del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

2. Che cos’è la società civile?

La società civile è un concetto che raccoglie tutte le forme d’azione sociale, da parte di individui o di gruppi, che non rappresentano un’emanazione dello Stato e che non sono da esso dirette. In maniera astratta la società civile organizzata può essere definita come l’insieme di tutte le strutture organizzative i cui membri si prefiggono obiettivi e compiti al servizio dell’interesse generale e agiscono da
tramite tra i pubblici poteri e i cittadini. Il grado di rappresentatività delle organizzazioni della società civile dovrebbe essere valutato sulla
base di criteri sia quantitativi che qualitativi.

3. Che cos’è il dialogo civile?

Il dialogo civile è un processo democratico e di formazione dell’opinione pubblica che può assumere forme diverse a seconda degli attori
coinvolti:
• orizzontale: il dialogo tra le organizzazioni europee rappresentative della società civile sull’evoluzione e il futuro dell’Unione e
delle sue politiche.
• verticale: il dialogo strutturato e continuo tra tutte queste organizzazioni e l’Unione,
• settoriale: il dialogo quotidiano tra le organizzazioni della società civile e i loro interlocutori nell’ambito dei poteri legislativi ed
esecutivi.
È interessante osservare che il concetto di dialogo civile orizzontale e verticale, messo in luce dal CESE già nel 2000, è stato poi esattamente ripreso nei paragrafi 1 e 2 dell’articolo 11 del Trattato di Lisbona.
Il dialogo civile può svolgersi tramite un processo «dal basso», nel quale l’iniziativa prende il via dalle organizzazioni della società
civile, come pure attraverso un processo «dall’alto», attivato dalle istituzioni. Esso rappresenta uno strumento
fondamentale per dare forma concreta ai principi della governance: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia, coerenza e sussidiarietà.

4. Qual è la differenza tra dialogo civile e dialogo sociale?
Dal 1999 ad oggi il CESE non ha mai smesso di richiamare l’attenzione su questa importante distinzione. A differenza del dialogo civile,
e conformemente agli articoli 153 e 154 del Trattato, il dialogo sociale europeo è un meccanismo dotato di poteri quasi legislativi, con uno status semicostituzionale, ed è chiaramente definito quanto a partecipanti, poteri e procedure. Questa funzione ben distinta deriva dai poteri e responsabilità specifici dei partecipanti, i quali esercitano il proprio ruolo in maniera autonoma. I loro ruoli e le loro responsabilità non possono perciò venire trasferiti ad altri soggetti o settori d’intervento. Il dialogo sociale è dunque un eccellente esempio di attuazione concreta del principio della democrazia partecipativa.

5. Il ruolo del CESE nel dare concreta attuazione alla democrazia partecipativa

Con l’istituzione del Comitato economico e sociale i Trattati di Roma hanno garantito alle organizzazioni rappresentative di interessi
settoriali l’accesso al processo decisionale europeo. Il Comitato ha un ruolo di primo piano in quanto sede privilegiata per la rappresentanza, l’informazione e l’espressione legittima della società civile organizzata, ed è quindi un tramite fondamentale tra l’Europa e i cittadini. Esso è composto di «rappresentanti delle organizzazioni di datori di lavoro, di lavoratori dipendenti e di altri attori rappresentativi della
società civile, in particolare nei settori socioeconomico, civico, professionale e culturale» (articolo 300, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).
Consapevole di esprimere solo in parte la multiformità e l’evoluzione storica del concetto di «società civile organizzata», il CESE ha
adottato una serie di iniziative e riforme volte a garantire una rappresentanza quanto più ampia possibile, seguendo un’impostazione pragmatica e priva di preclusioni nel quadro di un processo di graduale strutturazione dei suoi rapporti con la società civile organizzata europea.
Nell’ultimo decennio il CESE ha indubbiamente compiuto un percorso volto alla definizione, al riconoscimento e alla realizzazione del dialogo civile europeo, ma ovviamente, come dimostrano le rivendicazioni delle organizzazioni della società civile e del Comitato stesso, occorre continuare il cammino e lavorare per dare una concreta e più rapida attuazione all’articolo 11 del Trattato di Lisbona.
La storia del CESE ci ha insegnato che per dare vita a nuove ed efficaci strutture di dialogo e per renderle operative sono necessarie una solida organizzazione, continuità istituzionale e strutture permanenti. Per questo noi pensiamo che il CESE sia tuttora una indubbia e ben sperimentata chiave di volta di questo processo.

A questo link una copia illustrata e scaricabile in PDF

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