La bicicletta dovrebbe essere il nostro migliore amico!

La bicicletta è leggerezza per il singolo cittadino, si tratta di libertà.

Per chi arriva in Danimarca una cosa salto subito agli occhi: la presenza di tante biciclette.
Un po’ tutti i danesi vanno in bici: per andare a lavorare, per portare i bambini a scuola o all’asilo, per fare la spesa, o semplicemente per spostarsi.

C’è anche chi la bici la usa per lavorare, per strada vediamo i postini con il loro grande carrello frontale pieno di pacchetti e plichi, i fattorini che guizzano fra le varie stradine con la loro bicicletta (la ‘fixie’, il loro modello preferito). Chi non ha tanta fretta, nella bella stessa stagione, può essere comodamente scarrozzato per Copenaghen in un risciò o una bici-taxi… A volte si vedono anche i poliziotti in giro con la mountain bike.

D’estate, sparse per le strade del centro della capitale ci sono poi le biciclette a noleggio gratuito (bycykler) soprattutto, ma non solo, per i turisti, almeno quelli mattinieri (può essere un po’ difficile trovarle…)

Insomma, mentre in altri paesi il ciclismo è considerato un’attività sportiva o un hobby. in Danimarca la bicicletta è un mezzo di trasporto ufficialmente riconosciuto, è parte del quotidiano, per questo possiamo affermare che esiste una vera ‘cultura della bicicletta’.
Danimarca e Olanda sono i paesi europei dove più si usa la bicicletta.

UN PO’ DI STORIA

L’antesignana della bicicletta arriva in Danimarca nel 1869, in realtà è un velocipede pesante, un po’ scomodo e non molto stabile, in pochi anni viene però trasformato in un modello più leggero e rialzato con una grande ruota frontale. Certo ci vuole una certa dose di equilibrio, nonché un po’ coraggio per montare e pedalare, tanto che è subito popolarmente ribattezzato ‘væltepeter’ (‘rovesciapietro’).
Intorno al 1880 il ‘væltepeter’ è diventato un mezzo di moda, già ce ne sono centinaia in circolazione e nascono scuole di guida e anche il primo club ciclistico.

Alla fine dell’800’ viene introdotto il modello ‘Safety’, molto più maneggiabile e simile alla bici moderna e così la bicicletta si diffonde e diventa popolare. All’inizio del secolo scorso il numero di biciclette si decuplica nel corso di una decina di anni e le biciclette in circolazione raggiungono il numero di 30.000. In questo periodo viene creata l’Associazione nazionale dei Ciclisti Danesi: Dansk Cyklist Forbund (DCF), ispirata anche dalla più grande e ramificata associazione dei ciclisti tedeschi BDR, (Bund Deutscher Radfahrer).
Inoltre molti lavoratori che non trovano un alloggio a Copenaghen costruiscono delle capanne di legno fuori città e il possesso di una bici diventa fondamentale per potersi recare al lavoro.

Coadiuvata dal territorio danese molto pianeggiante (anche se con qualche collina) la bici prende piede e si radica in Danimarca, anche quando durante l’occupazione tedesca i nazisti avevano cercato di scoraggiarne l’uso, dato era loro intenzione promuovere la circolazione automobilistica e a tale proposito nel 1933 avevano sciolto e proibito la già citata BDR.
In tempo di penuria e razionamento la bicicletta diviene però in Danimarca un indispensabile mezzo di trasporto, e la mancanza di gomma per le ruote era compensata da materiali di fortuna come sughero e cordame.

Negli anni 40’ poi il numero dei ciclisti cresce molto, anche perché per alcuni anni del dopoguerra è in vigore il divieto di importazione di automobili. Negli anni 50’ e 60’ però si afferma il boom economico e l’uso dell’automobile.
Le lobbies automobilistiche vorrebbero eliminare dalla strada le fastidiose biciclette e motorini e costruire grandi autostrade anche in aree cittadine. Dopo un lungo e controverso dibattito attraverso gli anni l’idea di un’autostrada che passasse dai laghetti di Copenaghen fu però definitivamente respinta nel 1973.

Nonostante il progresso economico la bicicletta ha resistito e si è affermata definitivamente, anche grazie al lavoro incessante della DCF. Teniamo anche presente che la Danimarca non ha industria automobilistica propria e le lobbies automobilistiche non sono state così potenti come in Italia dove la FIAT per decenni è stata ‘l’eminenza grigia’ della politica italiana nel settore dei trasporti.

Negli anni 60’ viene costruita la pista ciclabile del mare, lungo l’elegante Strandvej (la ‘riviera’ a nord di Copenaghen), che porta a popolari mete ricreative, quali la spiaggia di Bellevue, il bosco dei cervi di Klampenborg e il parco di divertimenti di Bakken nello stesso bosco. L’iniziativa, all’inizio avversata dai commercianti locali, si rivelò invece un grande successo e ha aperto la strada per la costruzione di una fitta rete di piste ciclabili.

Negli anni 70’ la crisi petrolifera porta l’austerità energetica e rivaluta maggiormente l’uso della bici, negli anni 80’ Le Ferrovie Danesi (DSB) aprono al trasporto delle bici nei treni. Attualmente tutti i treni sono dotati di compartimenti atti a ospitare bici, nel treno metropolitano di Copenaghen (S-tog) si possono ora portare gratuitamente negli apposti vagoni.

PROGETTI SOSTENIBILI

Il comune di Copenaghen negli anni ha fatto uno sforzo particolare per favorire l’uso della bicicletta, migliorare le condizioni dei ciclisti e quindi rendere la città più ‘verde’ e meno congestionata dal traffico automobilistico.
A Copenaghen ca. 35% di coloro che vanno a lavorare (o a studiare) usano la bicicletta.
Vi sono 350 km di piste ciclabili (cykelstier), 20 km di corsie per le biciclette (cykelbaner), 40 km di strade ciclabili (cykelruter).

Specifico che una pista ciclabile è separata da un gradino sia dal marciapiede che dalla strada, è quindi facilmente riconoscibile. Una corsia ciclistica invece fa parte della strada ed è il simbolo di una bicicletta, spesso su sfondo celeste, che la qualifica come tale. Le strade ciclabili invece sono totalmente disgiunte dal traffico automobilistico. La piacevole ‘Grønne Sti (via verde) per es. si snoda per Frederiksberg attraverso vialetti, casette di legno (kolonihaver), prati e siepi.

Esistono poi i semafori per le biciclette e misure di sicurezza come linee di Stop per le macchine un po’ prima di quelle delle biciclette. La svolta a destra di una macchina che non fa caso ai ciclisti può difatti essere pericolosa.

I nuovi progetti comprendono 26 percorsi interamente ciclabili che colleghino Copenaghen e i dintorni. La prima di queste ‘supercykelstier’, inaugurata da poco, è lunga 17,5 km e collega Albertslund a Copenaghen, passando per 5 comuni limitrofi.

Il modello di Copenaghen è servito da ispirazione a altre città, in particolare l’architetto e pianificatore urbano danese Jan Gehl e la sua ditta Gehl Architects sono all’avanguardia per proporre soluzioni sostenibili e a misura umana per le grandi metropoli, creando aree verdi, strade pedonali, zone di passeggiata ecc…

“Si tratta di riprendersi le strade dalle automobili, di riconquistare le nostre città, di individuare la qualità di vita nel portare la dimensione umana nella pianificazione cittadina”, afferma Jan Gehl.

In questo contesto per Gehl la bicicletta è molto preziosa dato che è un mezzo di trasporto pulito, silenzioso ed economico, è inoltre salutare e rende le persone più contente e meno stressate. Per questo si parla di ‘copenhagenizing’, ossia di rendere più simile a Copenaghen i convulsi aggregati urbani del giorno d’oggi.

Un esempio di città che ha brillantemente adottato le soluzioni di Jan Gehl è Melbourne dove sono aumentate le aree pedonali, i caffè e la vita per strada e sono state rivalutate che in precedenza erano dominate dal traffico automobilistico.

Altre città ispirate dal modello danese e dalle idee di Gehl sono New York (che fra l’altro sta impiantando una vasta rete di ben 3000 km di corsie ciclabili), Londra, Brighton, Mexico City e Sydney.

Nel 2001 a Parigi l’addetto stampa e cultura dell’ambasciata danese lanciò l’idea di creare un’esposizione dedicata proprio all’uso della bicicletta in Danimarca. L’esposizione è stata poi realizzata nel 2002 da un designer italo-danese, Thomas Ermacora. Nel 2004 è stata estesa ed è diventata itinerante: ‘Dreams on Wheels’ (Sogni su Ruote) è passata da Toronto, Edin¬burgh, London, Portland, Tokyo, San Francisco, Città del Messico, Bruxelles, Barcellona e Budapest, oltre che dal Dansk Design Center di Copenaghen.

Rendere le città più umane, più sostenibili, decongestionare il traffico, rivalutare gli spazi per i cittadini e favorire l’uso della bici, sono tutte idee che servirebbero a molte città italiane. In generale in alcune città del Nord est e soprattutto in Emilia Romagna (in particolare Reggio Emilia, Parma e Ferrara) troviamo una certa cultura della bici, anche se meno organizzata e strutturata che in Danimarca.
A Roma invece predominano le automobili, anche se esiste una lunga pista ciclabile che dalla periferia porta in centro, per la verità in certi tratti ben poco agevole e in altri non proprio rispettata dato che vi passeggiano pedoni incuranti…

Anche in Italia ci sono quindi appassionati e sostenitori dell’uso della bicicletta, riuniti nella FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). La Fiab organizza gite, percorsi culturali e naturalistici, organizza corsi e incontri ecc. Recentemente (il 5-6 ottobre) proprio a Reggio ha promosso insieme all’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), la Lega Ambiente, il Movimento Salvaiciclisti, e con il patrocinio del Presidente della Repubblica, l’incontro degli ‘Stati Generali della bicicletta’.

Uno dei problemi che devono affrontare i ciclisti italiani è la mancanza di sicurezza, la carenza di infrastrutture e l’irresponsabilità di molti automobilisti fa sì che spesso usare la bicicletta comporta un rischio personale.
In un’intervista a Repubblica Il vicepresidente della Fiab, Marco Gemignani invita le autorità a riconoscere “l’infortunio in itinere in bici e recuperare anni di colpevoli ritardi nel campo della mobilità sostenibile e di quella ciclabile in particolare”.

In certi casi la bicicletta diviene un simbolo di emancipazione sociale e di aiuto solidale. In molti paesi del terzo mondo infatti una bici può essere infatti un aiuto vitale per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, un mercato, una clinica ecc…

Così a Copenaghen i ragazzi di Baiskeli (‘bicicletta’ in Swahili) oltre a noleggiare decine di bici ai visitatori della città, rimettono a posto biciclette usate e le mandano a poco prezzo in Africa per progetti sociali a sostegno delle comunità locali.

A Boston l’organizzazione Bikes not Bombs (Bici, non Bombe) in una prospettiva politica pacifista, sostenibile e per la giustizia sociale, antagonista a quella del proprio governo, ha mandato migliaia di biciclette ai paesi del terzo mondo e a comunità povere degli Usa, organizzando anche corsi tecnici per i giovani locali per creare più opportunità di lavoro nel campo meccanico.

BICICLETTE…

Di bici in Danimarca ce ne sono veramente per tutti i gusti, per ogni esigenza e per tutte le tasche. In certi casi gli artigiani delle biciclette si sbizzarriscono creando modelli originali, estetici, eleganti, personalizzati, futuristici, artistici, sperimentali…
La bici diventa in certi casi un’espressione di se stessi e si lega intimamente alla propria personalità.

Come ‘bici d’autore’ basti ricordare Rasmus Gjesing con le sue bici di qualità con il sellino di cuoio e il telaio artigianale di acciaio ricoperto di zinco, Sögreni (Søren Gregers Nielsen) con le sue bici di design unico e dai dettagli originali, Shrøder Cykler di Vilhelm Christiansen che da ormai 50 anni costruisce bici per appassionati, la ditta Aurumania (dal latino ‘mania dell’oro’) che offre bici esclusive intarsiate d’oro – sono anche gli autori della bicicletta più cara del mondo (costa 600.000 kr…) e la ditta Biomega, le cui bici originali e avveniristiche sono state esposte in vari musei di design del mondo, hanno fra l’altro un modello realizzato con telaio in alluminio superplastico che si illumina al buio e uno con antifurto incorporato.

Non manca un italiano, Luca, con il suo negozio-laboratorio ‘Lucas Cykler’ a Fredensgade (Nørrebro) che fra l’altro importa bici artigianali italiane e le ‘modernizza’ in loco.

Fra le bici più usate e costruite per portare un po’ di tutto: bambini, animali domestici, mobilio ecc… ricordiamo la notissima Christiania Bike, attualmente ce ne sono in circolazione ca. 15.000.
Questa bicicletta con il grande carrello quadrangolare nella parte anteriore è nata a Christiania. Dato che la comunità era stata proclamata zona ‘bilfri’ ossia senza macchine, si era resa l’esigenza di creare un mezzo di trasporto efficiente per gli oggetti più pesanti e voluminosi come legname, bombole di gas e materiale per costruzione.

Il modello ha avuto molto successo tanto che il suo creatore, Lars Engström, ha trasferito la produzione a Bornholm, ha 20 addetti alle proprie dipendenze e oltre alla celeberrima Christiania Bike fabbricano le biciclette a cassa con il coperchio usate dai postini danesi.

Fra le bici da carico c’è anche Nihola (dal nome dell’inventore Niels Holme Larsen). Con le sue forme curve non ingombranti, leggera ma solida e capace anche di una certa velocità, si è diffusa fra le famiglie danesi. Ufficialmente le bici Nihola sono state concepite per portare, in buon spirito danese, ‘2 bambini e una cassa di birra’…

Infine occorre menzionare una bicicletta particolare, la Dursley-Pedersen, il cui telaio consiste in una serie di triangoli che ne incrementano la rigidità laterale e consentono la guida in posizione eretta con una buona ammortizzazione.

La Dursley-Pedersen ha una storia curiosa, fu ideata in Inghilterra alla fine dell’ 800’ da Mikael Pedersen, un ingegnoso ingegnere danese residente a Dursley, nel Gloucestershire. Ne furono costruiti ca. 30.000 esemplari fino agli anni 20’, successivamente fu considerata poco pratica e cadde nel dimenticatoio per decenni. Nel 1978 però il fabbro danese Jesper Sølling trovò per caso un disegno della vecchia bici e decise di riavviare la produzione a Copenaghen. Ben presto si formò una nicchia di appassionati del modello che esiste tuttora.

La bici fu chiamata Christiania Cykel (‘Bicicletta di Christiania’, da non confondere con la già nominata Christiania Bike) perché anch’essa all’inizio fu prodotta a Christiania.
Sebbene il ‘revival danese’ della Dursley-Pedersen sia finito nel 2008, la storica bici si produce ancora nella Repubblica Ceca da parte di una ditta tedesca (la Kalle Kalkhoff) e occasionalmente è possibile vederla per le strade di Copenaghen.
Il museo di Copenaghen (København Bymuseet) conserva uno dei primi esemplari di Dursley-Pedersen costruito in legno.

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