Suelli?Ugo Cappellacci?

Siamo andati a ripescare un articolo di circa un anno fa, ad opera di Alberto Urgu.

Si parla di qualcosa che è ben nota nella Regione Sardegna, e coinvolge anche una persona che è nostro “vicino” di paese, e verrebbe da dire, non solo. Diamo una spolverata.

Link all’articolo originale.

“Chissà se il presidente della Regione Cappellacci, venendo a conoscenza della richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti da parte della Procura di Roma per abuso d’ufficio nella vicenda dell’eolico in Sardegna, avrà ripensato alla famosa intervista rilasciata al Corriere della Sera nel luglio del 2010. Quando al giornalista che gli chiedeva dei suoi rapporti con Flavio Carboni rispose «Sono stato un babbeo ma solo al principio! Quanto devo scontare per questo? Mi diano qualche giorno per dabbenaggine! La verità è che sono stato troppo educato e cortese, ne sono pentito». Un pentimento tardivo quello del governatore sardo che, nei primi mesi della sua avventura alla guida della Regione, aveva intrattenuto rapporti costanti con i protagonisti principali dell’inchiesta romana sulla cosiddetta P3, ossia Flavio Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri.

Tre nomi che avrebbero indotto alla prudenza chiunque, ma non il presidente della Regione Sardegna che, per tutto il 2009, li incontrò spesso. A Cagliari, a Roma e perfino a Suelli. Il primo contatto tra Ugo Cappellacci e Flavio Carboni avviene nel 2008, durante la campagna elettorale per le regionali, favorito dall’ex assessore all’Urbanistica Gabriele Asunis, antico sodale dell’uomo d’affari di Torralba. Pochi mesi dopo Cappellacci sconfigge Renato Soru e diventa presidente, ma continua a rimanere in contatto con Carboni, che nel frattempo comincia a muoversi per investire sull’eolico in Sardegna. Un business milionario, che aveva bisogno però di alcuni passaggi precisi. Il primo era la nomina di Ignazio Farris alla guida dell’Arpas, l’agenzia per la protezione dell’ambiante. Nomina che effettivamente Ugo Cappellacci fa nella primavera del 2009.

Decisione presa «su richiesta del coordinatore nazionale Pdl, Denis Verdini» spiegò Cappellacci, che a sua volta avrebbe assecondato una richiesta dello stesso Flavio Carboni. Nei mesi a venire gli incontri si intensificano, sempre registrati dai carabinieri che già indagavano su Carboni e Verdini. A settembre del 2009 la giunta regionale finanzia un convegno al Forte Village organizzato da Flavio Carboni. Il tema è il federalismo. Vi partecipano uomini politici e magistrati, successivamente coinvolti nell’inchiesta. Fino alla fine dell’anno si susseguono appuntamenti a Cagliari, in un appartamento di Carboni, fino al summit più misterioso, quello di Suelli. Il 13 dicembre 2009 nel centro della Trexenta, in una proprietà dell’attuale direttore generale del Brotzu Antonio Garau, commercialista e amico di Ugo Cappellacci, si ritrovano Flavio Carboni, Marcello Dell’Utri, Denis Verdini e il presidente della Regione sarda.

Un vero e proprio summit riservato, di cui si verrà a conoscenza soltanto mesi più tardi. Infine, a gennaio del 2010, il presidente della Regione viene segnalato da unapattuglia dei carabinieri che teneva sotto controllo Palazzo Pecci Blunt, residenza romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Cappellacci viene visto uscire, dopo Marcello Dell’Utri, in compagnia ancora una volta di Flavio Carboni. Un flusso di colloqui, anche telefonici, che si interrompe bruscamente nella primavera del 2010. A marzo di quell’anno la Giunta regionale realizza l’agenzia Sardegna Energia e, contemporaneamente, blocca ogni nuovo progetto eolico nell’Isola. Una porta in faccia ai cosiddetti “Signori del vento”, che rappresenta però una totale inversione rispetto alle azioni precedenti.

Tanto che Cappellacci si spinge fino a dichiarare di aver respinto ogni tentativo speculativo sulla Sardegna. Gli inquirenti, però, si insospettiscono: il dubbio è che il presidente della Regione abbia agito in questo modo soltanto dopo che era scoppiata sui giornali l’inchiesta sugli appalti del G8, che coinvolgeva anche Denis Verdini. Ora l’inchiesta sull’eolico torna a farsi sentire, così come le richieste di dimissioni che probabilmente arriveranno. «Lo farei solo se mi rendessi conto di non avere avuto come faro il bene dei sardi,ma l’interesse personale», disse allora Cappellacci. Dubbi che, al di là dei risvolti giudiziari, sono ancora tutti senza risposta. ”

di Alberto Urgu

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